ARRIVA NEOS, LA NUOVA TECNOLOGIA TAPÌ PER RIDURRE LA CARBON FOOTPRINT DEI PRODOTTI

NEOS is Tapì’s innovative technology capable of reducing a product’s carbon footprint, in this case, specifically relating to closures for use in the drinks industry, by adopting polymers from renewable sources.

At the root of NEOS lies continuous research into new materials that can completely eliminate the use of oil sources, making way for raw materials from eco-sustainable sources, with comparable features and food sustainability.

Thanks to the use of NEOS technology, the features and appearance of all of Tapì’s creations remain unaltered, encouraging the use of raw materials generated from renewable sources and intervening on their origin without undermining their technical features in any way.

NEOS technology is an integral part of the Tapì project known as “LEI – Low Environmental Impact“, an acronym that defines Tapì’s corporate mission: contributing to lowering environmental impact, while looking after the Planet.

For years, sustainability has been the core of Tapì’s values and strategy and with NEOS, we are committed, on a daily basis, to creating closure systems that are environmentally friendly, reduce waste and improve efficiency.

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PACKAGING DESIGN PER PREVENIRE RIFIUTI, SPRECHI ED EMISSIONI

L’intera industry del packaging ha oggi una grandissima responsabilità nell’aiutare a salvaguardare il pianeta dall’invasione di plastica e rifiuti. Ecco cosa sta cambiando.

La crisi sanitaria derivata dal COVID-19 ha rallentato il sovrasfruttamento delle risorse naturali ma, in ogni caso, il 22 agosto 2020 abbiamo vissuto l’Earth Overshoot Day. Questa giornata, in ritardo di oltre tre settimane rispetto al 2019, ha segnato l’esaurimento delle risorse naturali che il pianeta mette a disposizione annualmente. In pratica, allo stato attuale, è come se l’umanità avesse bisogno di 1,6 pianeti per soddisfare il suo fabbisogno.

Sono molti i consumatori sempre più preoccupati dall’impatto negativo che l’uomo ha sul pianeta: emissioni eccessive di carbonio, cambiamento climatico e l’infinità di plastica che inquina mari e oceani sono le problematiche maggiori (ma non le uniche) contro le quali l’intera umanità sta facendo i conti in questi ultimi anni.

Gran parte delle difficoltà scaturiscono dalla natura consumistica e capitalista a cui siamo abituati, che alimenta l’ossessione per l’acquisto di merci non sempre rispettose dell’ambiente.

Il fast fashion e l’elettronica sono due dei principali settori colpevoli. Il Regno Unito, per esempio, ha il più alto consumo di vestiti nuovi in ​​Europa, con una stima di 23 milioni di capi di abbigliamento buttati in discarica nel 2017.

Anche il mondo beverage, nonostante non sia nel mirino, da anni si è adattato alla ricerca di soluzioni sempre più sostenibili per l’ambiente. Anche in Tapì cerchiamo di dare il nostro contributo investendo in ricerca e sperimentando nuove tecnologie e processi produttivi, che permettono di seguire flussi di lavoro ottimizzati e con meno sprechi. Inoltre consentono di creare chiusure sostenibili partendo da materie prime vegetali o riutilizzando materiali di scarto. Abbiamo voluto dare un nome a tutte le best practices aziendali e a tutto quello che per noi è collegato alla sostenibilità, che è parte del nostro dna aziendale: LEI – Low Environmental Impact.

Il ruolo del consumatore nell’era della sostenibilità

Da quando la sostenibilità ha iniziato ad essere un valore aggiunto, diverse aziende hanno deciso di cavalcare questo trend spostandosi su packaging green. Ad oggi, però, creare imballaggi che rispettino l’ambiente non è più solo una tendenza, bensì una necessità per l’umanità e per il pianeta.

Inoltre, recenti ricerche dimostrano che il packaging sostenibile è tra i principali influencer delle decisioni d’acquisto. Circa l’80% dei consumatori, soprattutto nella generazione dei Millennials, si dichiara favorevole a spendere di più per acquistare da aziende che rispettino i principi di etica e sostenibilità ambientale.

In che modo il packaging design può aiutare a combattere il cambiamento climatico e gli sprechi?

L’intera packaging industry si è evoluta notevolmente negli ultimi vent’anni, poiché è stata posta una maggior attenzione alla facilità d’uso per il consumatore finale, al design e alla praticità.

Branding e stile, tempo fa, rappresentavano le uniche sfide per i designer di packaging, mentre ora sono entrati in gioco altri fattori come l’efficienza e il green. Possiamo quindi affermare con certezza che vi è una coscienza condivisa in tutta la filiera del mondo beverage: dai produttori ai designer, fino ad arrivare al cliente / consumatore.

Per le aziende specializzate in produzione di packaging, questo significa una maggior innovazione e un allontanamento dalle soluzioni “one size fits all”, per passare a imballaggi custom e studiati di volta in volta con e per il cliente. D’altra parte, questo significa maggior potenziale per i prodotti speciali e gli acquirenti potrebbero essere disposti a pagare di più per averli.

Ma in che modo i packaging designer potrebbero aiutare concretamente a combattere il cambiamento climatico e l’invasione dei rifiuti in plastica? Vediamolo insieme.

Considerare le ‘’R’’ del packaging design

Il packaging, almeno fino a poco tempo fa, si componeva per lo più di elementi poco sostenibili. Da qualche tempo, invece, ha preso il via il paradigma delle R della sostenibilità: un concetto di green-thinking che racchiude i nostri principi base in continua evoluzione: Reduce, Reuse e Recycle. L’obiettivo di tale teoria è quello di sensibilizzareprevenire gli sprechi e preservare le risorse naturali.

In Tapì, in questi ultimi anni, abbiamo sposato tale filosofia per apportare miglioramenti ai processi produttivi e per ideare nuovi tappi sostenibili capaci di permettere ai brand che li adottano di raccontare al meglio i propri valori.

Analizzare il reale ciclo di vita dei materiali per packaging

L’analisi del ciclo di vita del packaging è un problema sentito, poiché le diverse forme di imballaggio creano difficoltà nella valutazione del reale impatto ambientale.

Prendiamo, per esempio, una lattina di alluminio e confrontiamola con una bottiglietta di vetro. L’alluminio consuma più energia nella produzione iniziale, ma il riciclaggio è molto efficiente. Allo stesso tempo, il vetro consuma meno energia in produzione, ma il riciclaggio prevede la fusione del contenitore. Tuttavia, se la bottiglia viene solo lavata e riutilizzata, l’efficienza dal punto di vista energetico risulta essere maggiore rispetto al riciclaggio della lattina.

Prestare attenzione ai driver normativi

I fattori di regolamentazione rimangono di supporto e un certo numero di paesi sta promulgando, o ha emanato, protocolli che avranno impatto diretto o indiretto sulle scelte di packaging: dal riciclaggio alla riduzione della carbon footprint.

Tenendo a mente questi punti, tutti gli incentivi sono allineati per ottenere un maggior progresso in termini di diminuzione degli sprechi, di miglioramento della durata del prodotto e dell’esperienza del consumatore finale. In poche parole, meno rifiuti significa meno costi per i produttori e per l’ambiente.

 

In conclusione

Nel complesso, il settore del packaging sta vivendo un cambiamento molto positivo e i designer si stanno lanciando in sperimentazioni sempre più innovative per incontrare le esigenze di un mercato (e un mondo) in continua evoluzione.

Anche in Tapì siamo alla costante ricerca di nuove soluzioni sostenibili dedicate al mercato beverage premium e super premium. Vai alla sezione sostenibilità del nostro sito Web per saperne di più.

 

CON CLAIRE DUACHEUX FACCIAMO UN VIAGGIO INTORNO AL MONDO PER SCOPRIRE LE TENDENZE NEL SETTORE DEL BEVERAGE

Il mercato globale del beverage è cambiato molto negli ultimi anni. Sono cambianti i prodotti, come ad esempio la vodka, il cui consumo, dopo i successi passati, è ora in calo. Per contro, alcuni prodotti stanno avendo una crescita esponenziale delle vendite. Ne sono un esempio il gin, la tequila e altri spirit che hanno segnato vendite record, malgrado siano minacciati da pesanti tasse, come il cognac sotto l’Amministrazione Trump.

Whisky e bourbon stanno andando molto bene. Alcuni esperti hanno dichiarato che il secondo sarà probabilmente in forte ripresa il prossimo anno.

Queste statistiche sono tutte direttamente influenzate dalla millenaria preferenza per le distillerie artigianali e, in generale, dal consumo dei loro prodotti.

Si potrebbe dire che il desiderio generale di consumo di alcolici e liquori stia assumendo connotazioni diverse rispetto al passato, in particolare per i consumatori occidentali, che preferiscono prodotti ben fatti, preparati con materie prime di buona qualità e realizzati con metodi tradizionali o pseudotradizionali.

Oggi le distillerie artigianali sono riuscite a generare profitti da una quota di mercato detenuta finora dai giganti del mondo del beverage. Questa tendenza ha costretto tutti, grandi e piccoli, a ripensare non solo i propri prodotti, ma anche e soprattutto il packaging.

Oggi più che mai, il packaging deve essere in grado di comunicare la qualità e l’autenticità di un prodotto. Soprattutto nel mercato degli spirit, l’attenzione si è via via focalizzata sulla scelta della chiusura, che è passata dall’essere un dettaglio quasi inosservato ad un vero e proprio accessorio decorativo, parte integrante del packaging e sempre più fedele ai valori del marchio.

L’utilizzo del packaging e delle chiusure come un vero e proprio strumento di comunicazione è una tendenza più o meno costante in tutto il mondo. E per rispondere a questa nuova esigenza, noi di Tapì ci stiamo muovendo su più fronti.

Il Messico e gli Stati Uniti, ad esempio, sono mercati particolarmente strategici per noi. La tequila ha registrato un’impennata negli ultimi anni e anche il mondo del mezcal ha dimostrato
grandi potenzialità.

Gli Stati Uniti sono strategici per motivi diversi. Uno di questi è il successo delle distillerie bourbon
artigianali, perché, come già detto, quando si intraprende questo tipo di business è importante essere tempestivi nelle consegne e reattivi con i servizi locali.  

La Francia rimane un Paese chiave per il nostro business, grazie al cognac, che è un prodotto molto importante per noi, sia dal punto di vista dei ricavi che del posizionamento del Gruppo in questa specifica nicchia di mercato. Possiamo tuttavia vantare ottimi risultati anche con altri prodotti, come il whisky francese, il gin, il rum, la vodka e altri distillati, ma anche con i prodotti dell’industria dei profumi, dei cosmetici, dei condimenti e presto anche della birra artigianale.

Un altro mercato strategico del Gruppo è naturalmente la Scozia, che offre enormi opportunità di sviluppo per l’azienda nel suo complesso. Parallelamente continuiamo a lavorare con alcuni mercati tradizionali, come l’Italia, la Germania, la Spagna, la Gran Bretagna e l’America centrale e meridionale, dove seguiamo con attenzione il possibile boom della cachaça premium e super premium.

Negli ultimi anni abbiamo osservato una crescita costante, in termini di produzione di alcolici, in Asia orientale e in India, il che spiega il nostro dinamismo per individuare nuovi potenziali clienti in queste aree.

Pensa globalmente, agisci localmente.

Questo è ciò che i nostri clienti ci chiedono sempre più spesso e questo slogan potrebbe essere usato per riassumere il mio ruolo di Global Strategic Account Manager.

Occorre globalizzarsi e mettere a punto un solido piano di emergenza, ma al contempo è necessario offrire un servizio locale, attento alle specificità dei diversi mercati.

Il mio lavoro implica una buona attitudine a negoziare con referenti di tutto il mondo, senza trascurare né sminuire i contatti locali, che sono fondamentali, sia come acquirenti, sia nello sviluppo del packaging. Ciò impone una certa diplomazia nei rapporti con i clienti e l’adozione di diverse modalità di lavoro.

I fusi orari, ad esempio, hanno un forte impatto nel mio lavoro, considerando dove vivono i miei clienti e inoltre mi trovo spesso in viaggio. È utile saper comunicare in varie lingue, oltre che nella mia lingua madre, il francese. Ovviamente l’inglese e anche l’italiano sono utili per le comunicazioni interne e con alcuni clienti chiave, così come, per gli stessi motivi, lo spagnolo. Non meno importante è la capacità di lavorare in team e di dialogare attorno a un tavolo assieme ai vari reparti aziendali, come la Direzione Generale, le Vendite, il Marketing, gli Acquisti, la Ricerca e Sviluppo, la Produzione, la Qualità, l’Amministrazione e così via.

Senza un lavoro di squadra è impensabile concludere un affare di 80 milioni di chiusure, anzi, direi impossibile. Questo, forse, è l’aspetto più interessante di questo nuovo ruolo.

Ho la fortuna di lavorare con dei colleghi fantastici, che hanno capacità incredibili. Sono convinta che un grande successo si assapori meglio se si ottiene grazie al lavoro di squadra.

Questo articolo è pubblicato sulla nostra
rivista cartacea TapInk.

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L’ANIMA SOSTENIBILE DI TAPÌ DA OGGI HA UN NOME: LEI

Il legno è un materiale nobile, molto apprezzato per la creazione di chiusure eleganti e raffinate. Una panoramica sui progetti Wood firmati Tapì.

Tapì nasce, oltre 20 anni fa, per rendere un oggetto come il tappo, uno degli elementi chiave dell’intero packaging.

Seppur, almeno all’inizio, la nostra attività si sia concentrata sulla produzione di chiusure innovative in materiali sintetici, nel corso degli anni, il nostro reparto di Ricerca e Sviluppo si è domandato in che modo poter rendere questi oggetti, spesso inosservati, ancora più unici e personalizzati.

Da questo, e dal nostro essere sempre attenti alle evoluzioni dei trend del mondo packaging, sono nati alcuni progetti in diverse essenze lignee: creati per anticipare un’esigenza di mercato che si sarebbe sviluppata da lì a pochi anni.

Anche l’attivazione della nostra sede Messicana, avvenuta nel 2014, è stata un caposaldo che ci ha permesso di perfezionare le nostre competenze in questo settore. L’azienda, specializzata proprio nella realizzazione di tappi in legno, ha offerto all’interno Gruppo la possibilità di modificare radicalmente la vision, spostando l’attenzione verso lo studio delle potenziali applicazioni del legno su segmenti di mercato differenti.

Grazie alla concomitanza di tutti questi fattori, quindi, possiamo affermare con certezza che già cinque anni fa eravamo precursori della produzione di tappi in legno e, ad oggi, la nostra posizione di leadership è sempre più affermata, grazie alla profonda conoscenza e presidio di tutta la supply chain: dalla foresta al prodotto finito.

Oggigiorno lavoriamo solo legno di cui possiamo assicurarne e controllarne personalmente la filiera. Questo ci permette di saltare procedimenti complessi e di creare progetti ad hoc per le nostre esigenze e sulla base dei bisogni dei nostri Clienti.

Presidiare dall’interno la filiera, infatti, ci porta a una maggior reattività sulla base delle necessità di un mercato in costante cambiamento e ha consentito sia una crescita dal punto di vista strategico, sia produttivo, soprattutto in Europa e nelle Americhe.

Attualmente, la domanda di mercato di chiusure in legno nel settore spirits è molto elevata. Noi di Tapì, in qualità di precursori in questo settore, abbiamo la possibilità di fornire tappi di diverse forme e dimensioni, ma anche personalizzabili in molteplici essenze e finiture.

Dalla nostra esperienza nel mondo del legno, sono nate nel corso degli anni diverse gamme di prodotto, tra cui T-Wood, Speakeasy e Signature Wood Inspiration.

T-Wood

T-Wood è una gamma di chiusure bar-top con testa in legno, realizzabile in diverse essenze e con gambo in materiale sintetico, disponibile anche nella versione da fonte rinnovabile – NEOS -, in micro-agglomerato o in sughero. T-Wood nasce per valorizzare un design essenziale, combinandolo con il fascino di un materiale naturale come il legno, il tutto garantendo funzionalità e prestazioni tecniche.

L’evoluzione della gamma T-wood ha riguardato anche la tecnica di assemblaggio dei componenti. Siamo stati infatti tra i primi a proporre la co-iniezione, una tecnica che permette di saldare testa e gambo senza l’utilizzo di colla. Questa tecnologia garantisce una tenuta perfetta dei componenti gambo e testa, evitando il rischio di rotture e salvaguardando quindi, oltre alla funzionalità del prodotto, la qualità stessa del distillato sigillato.

Speakeasy

Con questo progetto abbiamo deciso di rievocare il mood segreto e un po’ elitario degli speakeasy, locali di classe che durante il proibizionismo degli anni Venti negli Stati Uniti vendevano illegalmente bevande alcoliche. La gamma comprende tre differenti collezioni di chiusure, da abbinare a diverse tipologie di bottiglie.

Prodotti dal fascino alchemico, che rivisitano le linee dei contenitori farmaceutici in chiave ricercata e moderna. Ciascuna collezione è presentata con una confezione dedicata, contenente varie versioni di chiusure, ognuna delle quali è la combinazione di materiali grezzi e design sofisticati, in grado di valorizzare le particolarità della bottiglia che sigillerà.

Tutte le chiusure Speakeasy sono personalizzabili: dalla scelta della testa, alla tipologia di gambo e materiali, fino alla customizzazione con loghi e laserature.

Signature Wood Inspiration

Concepite e realizzate come delle sculture in legno lavorato, con preziosi inserti personalizzabili, le chiusure a T e screw cap della linea “Wood Inspiration” fanno parte di Signature, la gamma premium di Tapì dedicata ai più ambiziosi brand di distillati, condimenti e cosmetica. Una sintesi di perfezione artigianale, esaltazione estetica e tecnologica, che interpreta l’espressività del legno, valorizzandone le naturali venature, giocando con l’eleganza delle forme, delle finiture e dei particolari.

Il legno, materiale nobile e prezioso, è l’assoluto protagonista di tutti i sigilli dell’intera collezione Wood Inspiration, che oggi si arricchisce di due nuove tipologie di finiture: Exotic Woods e Craft Effect. La prima è creata grazie alla lavorazione di legni rari ed esotici, dai sapori lontani e misteriosi, adatta per impreziosire spirits e condimenti dalle note insolite e originali per valorizzarne l’intera filiera.La seconda, ovvero la declinazione Craft Effect nasce come punto di incontro tra il legno grezzo e la vera pelle. Un risultato unico che permette di esaltare le qualità di artigianalità di ogni singolo prodotto e packaging sigillato.

Chiusure che non sono semplici tappi, ma elementi di comunicazione che esprimono i valori ai quali i prodotti sono intrinsecamente legati. Il legno esprime lo stile Signature richiamando valori antichi e una bellezza che resiste alla prova del tempo. È eleganza, capace di suscitare un senso di calore quasi primordiale alla vista e al tatto.

Questo articolo è presente all’interno della nostra rivista cartacea TapInk.

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IL LEGNO NELLE CHIUSURE: I PROGETTI WOOD DI TAPÌ

Il legno è un materiale nobile, molto apprezzato per la creazione di chiusure eleganti e raffinate. Una panoramica sui progetti Wood firmati Tapì.

Tapì nasce, oltre 20 anni fa, per rendere un oggetto come il tappo, uno degli elementi chiave dell’intero packaging.

Seppur, almeno all’inizio, la nostra attività si sia concentrata sulla produzione di chiusure innovative in materiali sintetici, nel corso degli anni, il nostro reparto di Ricerca e Sviluppo si è domandato in che modo poter rendere questi oggetti, spesso inosservati, ancora più unici e personalizzati.

Da questo, e dal nostro essere sempre attenti alle evoluzioni dei trend del mondo packaging, sono nati alcuni progetti in diverse essenze lignee: creati per anticipare un’esigenza di mercato che si sarebbe sviluppata da lì a pochi anni.

Anche l’attivazione della nostra sede Messicana, avvenuta nel 2014, è stata un caposaldo che ci ha permesso di perfezionare le nostre competenze in questo settore. L’azienda, specializzata proprio nella realizzazione di tappi in legno, ha offerto all’interno Gruppo la possibilità di modificare radicalmente la vision, spostando l’attenzione verso lo studio delle potenziali applicazioni del legno su segmenti di mercato differenti.

Grazie alla concomitanza di tutti questi fattori, quindi, possiamo affermare con certezza che già cinque anni fa eravamo precursori della produzione di tappi in legno e, ad oggi, la nostra posizione di leadership è sempre più affermata, grazie alla profonda conoscenza e presidio di tutta la supply chain: dalla foresta al prodotto finito.

Oggigiorno lavoriamo solo legno di cui possiamo assicurarne e controllarne personalmente la filiera. Questo ci permette di saltare procedimenti complessi e di creare progetti ad hoc per le nostre esigenze e sulla base dei bisogni dei nostri Clienti.

Presidiare dall’interno la filiera, infatti, ci porta a una maggior reattività sulla base delle necessità di un mercato in costante cambiamento e ha consentito sia una crescita dal punto di vista strategico, sia produttivo, soprattutto in Europa e nelle Americhe.

Attualmente, la domanda di mercato di chiusure in legno nel settore spirits è molto elevata. Noi di Tapì, in qualità di precursori in questo settore, abbiamo la possibilità di fornire tappi di diverse forme e dimensioni, ma anche personalizzabili in molteplici essenze e finiture.

Dalla nostra esperienza nel mondo del legno, sono nate nel corso degli anni diverse gamme di prodotto, tra cui T-Wood, Speakeasy e Signature Wood Inspiration.

T-Wood

T-Wood è una gamma di chiusure bar-top con testa in legno, realizzabile in diverse essenze e con gambo in materiale sintetico, disponibile anche nella versione da fonte rinnovabile – NEOS -, in micro-agglomerato o in sughero. T-Wood nasce per valorizzare un design essenziale, combinandolo con il fascino di un materiale naturale come il legno, il tutto garantendo funzionalità e prestazioni tecniche.

L’evoluzione della gamma T-wood ha riguardato anche la tecnica di assemblaggio dei componenti. Siamo stati infatti tra i primi a proporre la co-iniezione, una tecnica che permette di saldare testa e gambo senza l’utilizzo di colla. Questa tecnologia garantisce una tenuta perfetta dei componenti gambo e testa, evitando il rischio di rotture e salvaguardando quindi, oltre alla funzionalità del prodotto, la qualità stessa del distillato sigillato.

Speakeasy

Con questo progetto abbiamo deciso di rievocare il mood segreto e un po’ elitario degli speakeasy, locali di classe che durante il proibizionismo degli anni Venti negli Stati Uniti vendevano illegalmente bevande alcoliche. La gamma comprende tre differenti collezioni di chiusure, da abbinare a diverse tipologie di bottiglie.

Prodotti dal fascino alchemico, che rivisitano le linee dei contenitori farmaceutici in chiave ricercata e moderna. Ciascuna collezione è presentata con una confezione dedicata, contenente varie versioni di chiusure, ognuna delle quali è la combinazione di materiali grezzi e design sofisticati, in grado di valorizzare le particolarità della bottiglia che sigillerà.

Tutte le chiusure Speakeasy sono personalizzabili: dalla scelta della testa, alla tipologia di gambo e materiali, fino alla customizzazione con loghi e laserature.

Signature Wood Inspiration

Concepite e realizzate come delle sculture in legno lavorato, con preziosi inserti personalizzabili, le chiusure a T e screw cap della linea “Wood Inspiration” fanno parte di Signature, la gamma premium di Tapì dedicata ai più ambiziosi brand di distillati, condimenti e cosmetica. Una sintesi di perfezione artigianale, esaltazione estetica e tecnologica, che interpreta l’espressività del legno, valorizzandone le naturali venature, giocando con l’eleganza delle forme, delle finiture e dei particolari.

Il legno, materiale nobile e prezioso, è l’assoluto protagonista di tutti i sigilli dell’intera collezione Wood Inspiration, che oggi si arricchisce di due nuove tipologie di finiture: Exotic Woods e Craft Effect. La prima è creata grazie alla lavorazione di legni rari ed esotici, dai sapori lontani e misteriosi, adatta per impreziosire spirits e condimenti dalle note insolite e originali per valorizzarne l’intera filiera.La seconda, ovvero la declinazione Craft Effect nasce come punto di incontro tra il legno grezzo e la vera pelle. Un risultato unico che permette di esaltare le qualità di artigianalità di ogni singolo prodotto e packaging sigillato.

Chiusure che non sono semplici tappi, ma elementi di comunicazione che esprimono i valori ai quali i prodotti sono intrinsecamente legati. Il legno esprime lo stile Signature richiamando valori antichi e una bellezza che resiste alla prova del tempo. È eleganza, capace di suscitare un senso di calore quasi primordiale alla vista e al tatto.

Questo articolo è presente all’interno della nostra rivista cartacea TapInk.

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ESSERE IL DIRETTORE HR DURANTE UN’EMERGENZA: A TU PER TU CON GIACOMO DALL’AVA, RESPONSABILE HR DI TAPÌ S.P.A.

La pandemia da COVID-19 ha portato a delle modifiche, più o meno radicali, al normale svolgimento delle attività lavorative. Abbiamo deciso di intervistare Giacomo Dall’Ava, HR Manager, per farci raccontare in che modo Tapì abbia reagito e gestito con prontezza l’emergenza.

Giacomo Dall’Ava è responsabile HR di Tapì S.p.A. dal febbraio del 2019. Laureato in Filosofia, con specializzazione in Scienze Cognitive e Processi Decisionali, nel 2017 ha conseguito un Master in People Management e Human Resources presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia.

A una gestione classica delle Risorse Umane affianca progetti più innovativi relativi al benessere dei dipendenti e alla coltivazione dei talenti: entrambi aspetti sempre più necessari all’interno dell’azienda.

In particolare, ci ha raccontato in che modo Tapì sia riuscita a garantire fin da subito lo svolgimento delle attività lavorative nel pieno rispetto della salute di personale dipendente e collaboratori.

L’Italia sta vivendo un periodo molto particolare, con ripercussioni in svariati settori: come si sta muovendo Tapì nella gestione dei dipendenti e nell’organizzazione del lavoro?

Poiché Tapì rientra tra le aziende indispensabili per la filiera alimentare durante il periodo di lockdown istituito dal Governo abbiamo potuto mantenere aperta l’attività, seppur con ritmi differenti rispetto al solito, a causa del riassestamento in corsa dell’intero mercato.

Ma se da una parte siamo stati fortunati perché abbiamo avuto la possibilità di lavorare senza interruzioni, dall’altra abbiamo dovuto mettere in campo tutto le nostre forze per garantire la sicurezza e la salute dei dipendenti nel minor tempo possibile, seguendo le linee guida del Ministero della Salute e le indicazioni fornite dalla Regione Veneto.

Per minimizzare qualsiasi rischio, il mio team ed io eravamo alla continua ricerca di informazioni ufficiali che ci permettessero di fare di più e di andare oltre il criterio minimo, inserendo più attenzioni di quelle che lo Stato stava dando. Purtroppo, tra la fine di febbraio ed i primi giorni di marzo non si sapeva ancora quanto questa situazione fosse grave e molte aziende si sono trovate a fronteggiare informazioni centellinate, di settimana in settimana, con la necessità di prendere velocemente decisioni per tutelare la salute e la sicurezza dei dipendenti. Sin dall’inizio abbiamo deciso di agire preventivamente adottando misure di sicurezza come, per esempio, una distanza minima di 2 metri tra le persone, i divisori in ufficio tra le postazioni e lo smart working.

Applicare il lavoro da casa, in così poco tempo, per un’azienda come Tapì è stato tutt’altro che facile. Di fatto, siamo un’azienda di produzione e ci siamo trovati ad organizzare lo smart working per un numero elevato di dipendenti in tempi rapidi, tenendo in considerazione le necessità delle diverse funzioni aziendali legate ai processi di produzione.

Ovviamente, niente è impossibile e abbiamo deciso di dare priorità assoluta ai lavoratori con maggiori necessità (i lavoratori cosiddetti fragili, con carenze a livello di salute o con familiari conviventi appartenenti alle categorie più deboli), per poi passare alla gran parte del comparto impiegatizio.

Per quanto riguarda la produzione invece abbiamo sfruttato eventuali giornate di ferie nel periodo più profondo della pandemia. Il tutto senza usufruire, ad oggi, della cassa integrazione messa a disposizione dallo Stato Italiano per coprire questa situazione straordinaria di emergenza.

Attualmente abbiamo ancora diversi dipendenti che usufruiscono del lavoro da casa, poiché abbiamo deciso di mantenere un accesso limitato agli uffici, abbiamo ridotto i flussi di uscita per la pausa pranzo portando all’interno dell’azienda dei pasti confezionati monoporzione, evitando così eventuali assembramenti tra i dipendenti e contatti con luoghi esterni.

Per quanto ora la situazione sia sotto controllo, l’emergenza non può dirsi completamente rientrata e non è questo il momento di vanificare tutti gli sforzi fatti dallo Stato, dalle aziende e dagli stessi cittadini.

In pochi giorni Tapì, come la maggior parte delle aziende italiane, si è trovata ad affrontare cambiamenti che, in normali condizioni, avrebbero richiesto anni per avvenire. Questo cos’ha comportato e quali sono le regole fornite ai dipendenti?

A partire dai primissimi focolai, quello di Codogno e quello di Vo’ Euganeo, abbiamo fatto moltissima informazione con i nostri dipendenti e collaboratori. Ogni settimana mandavamo delle mail con i nuovi regolamenti, interni ed esterni, le indicazioni ministeriali e quelle regionali.

Sin da subito abbiamo deciso di fare una formazione diretta a tutti i dipendenti, sul corretto utilizzo delle mascherine, gel sanificanti e su tutte le novità introdotte in azienda per migliorare i flussi di lavoro evitando il contatto diretto tra le persone. Così è stato per entrambi gli stabilimenti italiani: di Rossano Veneto e Massanzago.

Come dicevo poco sopra, tutte le regole che abbiamo stabilito sono tutt’ora attive perché non è questo il momento di abbassare la guardia, anche come segnale di sensibilizzazione nei confronti dei nostri dipendenti verso quanto accade all’esterno delle mura dell’azienda.

Ci siamo trasformati in divulgatori di quello che succede, anche perché l’emergenza ha portato ad una situazione di infodemia senza precedenti e di difficile gestione, esponendo le persone a fake news molto pericolose (per esempio quella di fare i gargarismi con acqua e candeggina per disinfettare l’organismo). In un momento del genere, di paura dell’ignoto, si è più esposti agli errori ed è per questo che abbiamo voluto aprire una finestra di dialogo così grande con tutti coloro che lavorano al nostro fianco.

Partendo da questa emergenza, quali strade ha intrapreso Tapì per potenziare ulteriormente l’innovazione che l’ha sempre contraddistinta?

Sicuramente tra le innovazioni introdotte troviamo il remote working, non tanto visto come semplice lavoro da casa, ma come agevolazione tra l’organizzazione del lavoro e della vita privata. Infatti, una tra le ombre del lavoro da remoto è quella di essere sempre connessi e, avendo Tapì sedi in tutto il mondo, le comunicazioni possono arrivare a qualunque ora.

Sulla base di questo, il rischio poteva essere quello che le persone non staccassero mai la mente dal lavoro andando così ad incidere negativamente sullo stato di salute e benessere.

Ancora una volta, quindi, il team di task force per affrontare lo stato di emergenza si è trasformato in gruppo di divulgatori, inviando informative chiare su come affrontare il lavoro da remoto, svolgendo le dovute pause e staccando agli orari indicati. Abbiamo cercato di consultare singolarmente i dipendenti, così da avere chiare le singole necessità e trovare delle soluzioni che ben conciliassero la vita lavorativa a quella familiare.

In un momento di grande difficoltà come quello che abbiamo vissuto (e che stiamo ancora vivendo) abbiamo deciso di unirci ancora di più e in questa occasione abbiamo ricevuto un grande sostegno soprattutto da parte dei nostri dipendenti, i quali si sono adattati ai regolamenti senza alcun problema e che ci hanno aiutati nell’intero processo di informazione e sensibilizzazione.

È cambiato il ruolo dell’HR in questo momento? Se sì, in che modo?

Da quanto emerso finora è certo chiaro quanto il ruolo dell’HR sia cambiato. Si sono intensificate le comunicazioni con i dipendenti ed è aumentato ancor di più l’interesse nei confronti del benessere, della salute e della sicurezza delle persone che vivono l’azienda.

Una grande attenzione è stata data alla formazione e all’informazione, anche relativa alle tematiche più personali.

L’emergenza scaturita dalla pandemia da COVID-19 ha posto il mondo del lavoro di fronte a molteplici difficoltà ma, allo stesso tempo, ha offerto nuove opportunità relative a una gestione più smart delle diverse mansioni aziendali. Secondo la sua esperienza, ritiene che l’Italia sia pronta per uno smart working più generalizzato?

Mi sento di affermare che l’Italia è sicuramente pronta, ma dobbiamo far fronte ad alcune problematiche. Spesso si pensa che i freni siano dati da una bassa digitalizzazione del Paese, ma l’emergenza ci ha insegnato che in molti casi disponiamo già oggi degli strumenti di cui necessitiamo per un corretto lavoro da remoto.

Credo, invece, che quello su cui porre maggiormente l’attenzione sia la preparazione a livello personale di dipendenti, manager e imprenditori, un passo verso un cambio di mentalità che tutti siamo chiamati a fare. Per far sì che lo smart working resista anche post emergenza sono necessari due ingredienti: fiducia da parte degli imprenditori e responsabilità da parte dei dipendenti.

Oggi non possiamo realmente misurare se ci sono o non ci sono i presupposti per andare avanti con questo approccio, perché di fatto non c’è mai stato. Non possiamo parlare di smart working vero e proprio, perché semplicemente ci siamo tutti rimboccati le maniche per poter continuare a lavorare tutelando la salute dei dipendenti e collaboratori.

Quando questo virus sarà solo un ricordo si potrà pensare a una formazione, nei confronti del management e dei lavoratori, insegnando il reale valore della mission aziendale e trasmettendo il reale valore del concetto di azienda: non solo un luogo fisico dove recarsi ogni mattina, ma un organismo olistico di conoscenza. Non persone che lavorano singolarmente, ma un ecosistema composto dal lavoro di tutti. Non focalizzarsi sulla propria mansione tecnica specifica, ma una maggior attenzione al ruolo all’interno della filiera aziendale.

Se tutto questo funzionerà, allora sono fermamente convinto che si potrà fare un vero e proprio upgrade.

COME SCEGLIERE IL GIUSTO TAPPO PER IL TUO DISTILLATO

Tutti i consigli firmati Tapì per la scelta del giusto tappo per il tuo prodotto

Scegliere il giusto tappo a chiusura del proprio distillato è tutt’altro che semplice. Sono molteplici le variabili da considerare, a partire dalla tipologia di prodotto che si intende realizzare fino ad arrivare al target di riferimento.

Prima di vedere singolarmente tutti questi parametri, però, è necessario fare un piccolo passo indietro. Un tappo non è solo una chiusura fine a sé stessa, ma deve essere in grado di conservare il liquido senza incidere sul gusto e sull’aroma. Inoltre, essendo parte integrante del packaging non può e non deve essere lasciato al caso, ma deve essere esteticamente coerente con gli altri elementi e con il messaggio che si intende trasmettere ai propri potenziali clienti.

Fatto questo inciso, vediamo assieme come scegliere il giusto tappo per il proprio distillato premium o super premium.

Il tipo di prodotto

La prima variabile da tenere in considerazione è proprio la tipologia di distillato che si intende produrre. Nel caso di liquori e spirits la barriera all’ossigeno non è il fattore determinante, ma deve comunque essere in grado di tutelare la bottiglia da eventuali sollecitazioni esterne, come per esempio le alte temperature. Questo fenomeno specifico merita un’importante considerazione, in quanto è possibile che con il caldo il liquido si dilati, aumentando la pressione presente nello spazio tra il liquido e la chiusura, alzandola e provocando danni estetici e perdite di contenuto. Inoltre, come già anticipato in fase introduttiva, un tappo deve sempre garantire l’assenza di interferenza con il liquido, oltre che contribuire all’estetica generale del prodotto.

Nel segmento dei distillati premium e super premium, cosiddetti “tappi a T” garantiscono il perfetto bilanciamento tra estetica e prestazione tecnica. E proprio in questa categoria Tapì ha creato e rafforzato il suo posizionamento da oltre 20 anni. Questa tipologia di chiusure possiede questo nome proprio in virtù della sua forma, in quanto dotate di gambo, che va ad inserirsi all’interno del collo della bottiglia e di testa, ovvero l’esterno che non entra in contatto con il liquido.

Questa sua composizione permette la produzione di teste in qualsiasi materiale. Legno, plastica, alluminio, ceramica sono tra i più utilizzati in Tapì, ma possiamo anche ideare progetti speciali su richiesta, o utilizzare metodi di produzione innovativi, come per esempio Abor che prevede il recupero degli scarti di distillazione per la creazione della chiusura del prodotto stesso. Ovviamente, tutto può essere personalizzabile a livello di colore, stampe, incisioni, rilievi, laserature, marchiature a fuoco e con inserti di vario genere.

Per quanto riguarda il gambo, anche in questo caso i materiali possono essere diversi: quelli da noi più utilizzati sono polimeri (o bio-polimeri) sintetici, ideali per evitare problematiche di cessione del materiale, cosa che può capitare ad esempio con il sughero abbinato a degli spirits chiari.

L’alcool, fungendo da solvente, è in grado di estrarre dal sughero una grossa quantità di polifenoli, in particolar modo tannini, che possono arrivare a dare un colore giallastro al liquido trasparente, rovinando così il prodotto.

Ecco, quindi, che il gambo in sintetico resta tra i più utilizzati. Questo non significa che il sughero non sia adatto alla produzione del gambo per i tappi a T, anzi, in Tapì lo utilizziamo soprattutto quando si tratta di spirits scuri e generalmente invecchiati. In alternativa, come sempre c’è la via di mezzo che, in questo caso specifico, si chiama micro-agglomerato. Questa soluzione “ibrida” è una sorta di compromesso tra il sughero e il materiale sintetico.

Il contesto e pubblico di riferimento

Come già anticipato, il tappo è un elemento molto importante che compone il packaging. Nel segmento di mercato relativo agli spirits premium e super premium è quindi importante scegliere una chiusura che sappia ben coniugare la funzionalità al design. Ed ecco, quindi, che entrano in gioco le variabili del contesto e del pubblico di riferimento.

Questo concetto, in particolare, si sposa con la percezione qualitativa del prodotto. Il packaging, nel suo complesso, è una leva di acquisto molto importante, per questo è importante che i singoli elementi che lo compongono siano tra di loro coerenti ed esprimano messaggi importanti da parte del brand.

Per esempio, un distillato prodotto con metodi sostenibili, materie prime selezionate e particolarmente attaccato alla stessa natura del proprio territorio di origine potrebbe utilizzare una chiusura creata attraverso Abor, il processo produttivo ideato da Tapì che consente il recupero degli scarti di distillazione altrimenti destinati allo smaltimento. In questo modo si aprirebbero molte porte allo storytelling, ovvero al racconto del prodotto a partire dalla sua origine, senza dimenticare l’altissimo valore dato dal concetto di green design alla base del metodo di produzione. Allo stesso tempo, un prodotto posizionato nel segmento luxury, con un packaging elegante e raffinato, può ben sposarsi con un tappo dalla testa in ceramica, magari decorata con effetto craquelè.

Il contesto, quindi, come abbiamo compreso, è davvero importante per posizionare al meglio un prodotto all’interno della propria nicchia di mercato e la percezione di valore trasmessa al pubblico è altresì fondamentale per decretare, o meno, il successo di un liquore o distillato.

La bottiglia

La scelta del giusto tappo dipende anche dalla bottiglia che racchiuderà il distillato. Al fine di ottenere una tenuta maggiore, il modo migliore per prendere una decisione è quello di testare alcuni campioni direttamente sulla bottiglia piena.

Se non si ha questa possibilità diventa necessario partire dai progetti tecnici del vetraio produttore della bottiglia, in genere allegati al momento dell’acquisto.

Queste indicazioni, generali, garantiscono la massima tenuta evitando fuoriuscite di liquido. Ovviamente esistono altri fattori che possono influenzare la selezione, come per esempio la conformazione dell’imboccatura della bottiglia. Per questo motivo, il consiglio di provare una campionatura, prima di procedere con la scelta, resta basilare.

In conclusione

I consigli sopra riportati sono delle indicazioni fornite in base alla nostra esperienza. Ad ogni modo, suggeriamo di valutare tutti gli elementi e fattori coinvolti: bottiglia, tipologia di prodotto, livello di riempimento e packaging nel suo complesso.

Contattaci per avere una consulenza da un nostro manager di zona.

INTERVISTA AD ALFRED BASHA, PROFESSIONE ILLUSTRATORE

A tu per tu con l’illustratore Alfred Basha, alla scoperta della sua storia e del suo stile

Alfred Basha è un illustratore dalla visione profondamente onirica, che si ispira alla natura selvaggia per la maggior parte dei suoi progetti. Già attivo nel settore beverage, con importanti collaborazioni di livello internazionale.

Proprio per questo motivo abbiamo deciso di farvelo conoscere meglio attraverso qualche domanda dedicata al suo lavoro.

Innanzitutto, ti ringraziamo per averci concesso questa intervista. Alfred chi è? Presentati ai lettori di Tapì.

«Il mio nome è Alfred Basha e sono nato nel 1990 a Kruje: una cittadina di montagna ed intrisa di storia, a circa 40 km da Tirana. Sono arrivato in Italia con i miei genitori nel 2002, quando avevo 12 anni, e qui abbiamo ricominciato la nostra nuova vita.

Ho sempre avuto una passione sfrenata per il design. Proprio per questo motivo, mi sono laureato in Design Industriale del prodotto, all’Università IUAV di Venezia. Poco dopo ho iniziato a lavorare nel campo ma, purtroppo, mi sono accorto che non era quello che desideravo fare da “grande”.

Il mio lavoro di illustratore ha preso vita per caso, proprio durante l’università. Ai tempi stampavo a mano delle t-shirt da me disegnate e le vendevo ai miei amici ad un prezzo simbolico per ripagarmi le spese. Le richieste iniziavano ad aumentare man mano e ho iniziato a vendere e spedire in punti vendita presenti in tutta Italia. Così è nato Alfred Basha, un brand di t-shirt casual realizzate con i miei disegni.

Dopo aver aperto un profilo Instagram per promuovere i miei lavori, mi è arrivata una mail da parte del team della piattaforma per richiedermi un’intervista da integrare a quelle di altri artisti emergenti. Sicuramente è stata la svolta che stavo aspettando. Nonostante fossi un semplice autodidatta, in una sola notte ho guadagnato 13.000 follower in più: persone davvero interessate ai miei disegni e alle mie interpretazioni. Questo mi ha permesso di crearmi uno spazio nel mondo dell’arte ed è stato il trampolino di lancio per tutto quello che è venuto dopo.

Attualmente sono presente sul web, con il mio sito, e sui social network Instagram (che mi ha portato grande fortuna) e Pinterest, dal quale mi sono arrivate la maggior parte delle richieste di collaborazione, mondo del beverage.»

Quando e perché ti sei avvicinato al mondo beverage? Qual è stato il tuo primo lavoro in questo settore e su quali altri hai lavorato o stai attualmente lavorando?

«La mia prima collaborazione con il settore beverage è nata circa 3 anni fa, nel 2017. La Boon Rawd Brewery, multinazionale thailandese famosissima per la sua birra Shinga, mi ha contattato perché stava per lanciare la Snowy Weizen, una Hefeweizen innovativa per quello specifico mercato e desiderava una mia illustrazione da stampare sulle lattine. Dopo un’attenta consulenza hanno scelto la rappresentazione di un orso, il mio disegno più famoso ed apprezzato. Questa esperienza mi ha aperto un nuovo mondo e sono infatti arrivate altre richieste di collaborazione. Ho lavorato con alcune aziende vitivinicole della Napa Valley, in California, per particolari personalizzazioni sui loro prodotti, con altre imprese sempre nel mondo vino e con Hine, una delle aziende più antiche di Cognac. Attualmente sto portando avanti un progetto impegnativo e stimolante: il coordinamento e la creatività per la produzione delle etichette da apporre su una nuova gamma di distillati analcolici per un brand californiano.»

Quando intraprendi un progetto nuovo, quali sono gli step del processo, dal momento del brief, fino alla conclusione dell’opera? 

«Gli step sono molto lineari e, in genere, seguo un percorso ben preciso. Prima di tutto è fondamentale il confronto con il cliente, al fine di produrre un brief con i punti chiave e capire l’esatto desiderio sul prodotto finale.

Una volta ricevute le focus keyword sulle quali concentrarmi, inizio a fare ricerche online e offline, per lo più su libri di illustrazioni vintage, che mi servono per prendere quanta più ispirazione possibile per svolgere il lavoro al meglio. Una volta che mi sono fatto un’idea, procedo con la realizzazione di alcune bozze che vado poi a sottoporre al cliente. Individuiamo poi la bozza sulla quale lavoro per finalizzare il progetto e portare a termine l’illustrazione arricchendola di tutti i dettagli.»

La maggior parte delle tue illustrazioni sono legate alla natura wild, cosa rappresenta per te?

«In realtà, quella della natura selvaggia è la direzione che ho voluto prendere su Instagram per farmi riconoscere. Essendo io autodidatta, come anticipato in precedenza, mi piace sperimentare e muovermi verso diverse tipologie di stili e tecniche, così da essere quanto più versatile possibile e realizzare, su carta, l’esatto desiderio del committente. Proprio per questo motivo stavo pensando di rifare il mio sito web e mostrare, almeno in parte, questa mia versatilità

L’idea di mostrare su Instagram solo illustrazioni legate alla natura nasce dal mio desiderio di inserirmi in un determinato mondo. Avendo origini albanesi ed essendo nato in un paese di montagna, a volte sento come l’istinto di rappresentare il luogo in cui sono nato e gli animali che vivono in questi territori. Orsi, falchi e lupi: tutti esseri selvatici, liberi e che non devono nulla a nessuno. Di loro amo l’idea che non sono schiavi della vita e del sistema in cui vivono e, quando rappresento queste figure su carta, per me significa catapultarmi in un altro mondo che rappresenta l’assoluta libertà

Se avessi la possibilità di intraprendere una nuova collaborazione nel mondo beverage, su quale prodotto ti piacerebbe sperimentare la tua arte? E perché?

«Mi piacerebbe poter affacciarmi al mondo spirits, contesto che è sicuramente affine a quello che faccio in termini di creatività, ricerca stilistica e story-telling dei prodotti. Gli spirits hanno un gusto forte, un po’ come la natura, e per me sarebbe sicuramente una sfida importante.

Entrando più nel dettaglio, ho sempre avuto il desiderio di intraprendere una collaborazione con un brand per l’ideazione dell’immagine di un liquore o un amaro erbaceo e speziato, un sapore forte che ben si sposa con la mia passione e la mia essenza.»

 

TAPÌ CONTINUA A LAVORARE PER I SUOI CLIENTI, PROTEGGENDO PRIMA DI TUTTO I SUOI DIPENDENTI

È dura, irrimediabilmente dura, inutile negarlo. Ogni giorno che passa c’è quel barlume di speranza legato ai numeri diffusi dalla Protezione Civile con la diretta nazionale delle ore 18:00. Si spera sempre che i numeri dei nuovi casi positivi al COVID-19 diminuisca, e con esso anche i deceduti con e per questo nemico invisibile che, con tutte le forze, la nostra Italia sta cercando di combattere.

Poi ci siete voi, i nostri Clienti, che ogni giorno ci chiamate per sapere com’è la situazione. La vostra preoccupazione è per noi commovente e vi ringraziamo infinitamente per la vostra vicinanza.

I notiziari, i giornali ed i social network parlano di aziende ed attività in crisi, di un’Italia e del suo relativo marchio che non si sa quando si rialzerà da questo duro momento. E no, perché non è solo il nuovo Coronavirus che ci sta mettendo in ginocchio, ma tutto ciò che ad esso è collegato.

Prima della virale diffusione in tutta Europa e nel Mondo, anche noi, come la Cina, siamo stati additati come “untori” e il Made in Italy ha un po’ perso quella che era la sua forza e la sua iconicità. Ora siamo tutti vicini in questa tragedia, che non si è arrestata dopo il suo passaggio in Italia, ma si è diffusa in tutti i Paesi del globo.

All’interno del Gruppo Tapì, già dopo qualche giorno dallo scoppio della “bomba” mediatica, ma comunque prima dell’entrata in vigore di norme restrittive relativamente ai contatti sociali e lavorativi, abbiamo deciso di proteggere i nostri dipendenti e lavoratori: la nostra linfa vitale, coloro che ci permettono una crescita quotidiana e che garantiscono la vostra soddisfazione.

Abbiamo quindi implementato lo smart working per tutti coloro che vivono i nostri uffici, garantendo così una continuità nella gestione degli ordini, delle richieste e della normale amministrazione aziendale.

In produzione, che non può fermarsi essendo legata alla filiera alimentare, abbiamo dotato i dipendenti di maschere protettive, guanti monouso e liquido disinfettante per mani e corpo. Inoltre, per cercare di arginare la diffusione del virus, ogni giorno è prevista la misurazione della temperatura corporea all’entrata in azienda. Infine, per ridurre al minimo le persone presenti in azienda, abbiamo deciso di implementare un sistema di turnazione sulle 24 ore.

Questo virus ci sta piegando come nazione, ma non ci spezzerà. Dal nostro canto stiamo facendo il massimo possibile per continuare ad offrirvi i nostri migliori prodotti e servizi, il tutto rispettando pienamente le disposizioni governative relative alla sicurezza dei lavoratori.

Intanto vi ringraziamo tutti, dal primo all’ultimo, per il calore e vicinanza che ci avete espresso in questo ultimo mese. Nulla verrà dimenticato. 

Roberto Casini – CEO Gruppo Tapì

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WORLD SPIRITS CONFERENCE 2020: LONDRA, 28 MARZO

Anche quest’anno saremo sponsor al World Spirits Conference di Londra, un forum di discussione dedicato alle sfide del mondo spirits

All’interno della storica Honorable Artillery Company, questo 28 marzo si terrà il World Spirits Conference Europe 2020: un evento che riunirà i principali leader internazionali di settore in un’unica location, per discutere delle opportunità commerciali e delle sfide globali relative alla industry.

Dalla produzione al packaging design, passando per il marketing e la gestione delle vendite. Ogni singolo dettaglio relativo alla filiera di produzione del mondo spirits verrà analizzato, comprendendo insieme quali saranno le prossime tendenze dettate da un settore in costante evoluzione.

Tra i player mondiali di spicco che parteciperanno al World Spirits Conference 2020 ci saremo anche noi di Tapì, sponsor della manifestazione. Un’occasione interessante per confrontarci ed acquisire know-how utile ad anticipare le tendenze del packaging design nel prossimo futuro.

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